Un colosso dell’intelligenza artificiale sta per sorgere nel deserto. La prima fase del mega datacenter “Stargate UAE” negli Emirati Arabi Uniti entrerà in funzione nel 2026, alimentata da un esercito di circa 100.000 chip Nvidia

Il progetto, parte di un accordo più ampio per costruire il più grande polo di datacenter per l’IA al di fuori degli Stati Uniti, segna una svolta dopo le passate restrizioni USA sulle esportazioni di tecnologia avanzata verso gli UAE, dovute ai loro stretti legami con la Cina.

I numeri del gigante: 5 GW di potenza e 10 miglia quadrate

  • Sede: Abu Dhabi, su un’area totale di 10 miglia quadrate (26 km²).
  • Potenza finale: I piani prevedono un sviluppo fino a 5 gigawatt di capacità.
  • Prima fase (“Stargate UAE”): Avrà una capacità di 1 gigawatt.

Un consorzio di big player della tech

Il datacenter è un’opera di G42, società tecnologica sostenuta dal governo emiratino, in partnership con un dream team del settore:

  • OpenAI (USA)
  • Oracle (USA)
  • Nvidia (USA)
  • Cisco Systems (USA)
  • SoftBank Group (Giappone)

La tecnologia: cuore Nvidia Blackwell

Il progetto utilizzerà i sistemi Grace Blackwell GB300 di Nvidia, attualmente i server per l’IA più avanzati sul mercato. Secondo le stime dell’analyst firm TrendForce, i server GB300 consumano circa 140 kilowatt l’uno. Ciò significa che i primi 200 megawatt di capacità, che diventeranno operativi nel 2026, equivarranno a circa 1.400 server e, appunto, 100.000 chip Nvidia.

Impatto strategico e sicurezza

“Questa piattaforma, la prima al mondo, permetterà a ogni agenzia governativa e istituzione commerciale degli UAE di connettere i propri dati ai modelli di IA più avanzati al mondo”, ha dichiarato Larry Ellison, Chairman e CTO di Oracle.

L’operazione è stata resa possibile anche dalla revoca, da parte dell’amministrazione Trump, di una norma dell’era Biden che avrebbe limitato il flusso di chip per l’IA verso paesi come gli Emirati. Il Dipartimento del Commercio USA ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro congiunto con gli UAE per garantire che il progetto soddisfi “rigorosi standard di sicurezza americani”.