I data center non sono più semplici “fabbriche di bit”. Secondo un recente studio, se guidati da una visione strategica, possono diventare leve fondamentali per la competitività, l’occupazione e la sostenibilità del Paese, contribuendo in modo significativo alla crescita economica nazionale

Lo Studio TEHA: i numeri della trasformazione

Il Position Paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”, presentato al Forum di Cernobbio da TEHA Group in collaborazione con A2A, delinea un potenziale impatto enorme:

  • Contributo al PIL: dal 6% al 15% della crescita annuale nazionale.
  • Occupazione: fino a 150.000 nuovi posti di lavoro tra diretti, indiretti e indotti.

Questi numeri confermano che i data center sono ormai infrastrutture strategiche, indispensabili per sostenere la diffusione di intelligenza artificiale, IoT e cloud computing.

L’Italia sulla mappa digitale: Milano hub emergente

Il panorama globale vede l’Europa come secondo polo mondiale con 2.254 strutture. L’Italia, con 168 data center e 513 MW di potenza, è al 13° posto globale ma in forte crescita.

Milano sta guidando questa svolta:

  • Concentra il 46% della capacità nazionale (238 MW).
  • Supera piazze consolidate come Madrid e Zurigo.
  • Attira investitori internazionali, approfittando della saturazione di hub tradizionali come Londra e Francoforte

La sfida energetica: criticità e opportunità

La crescita deve fare i conti con i consumi. Le proiezioni al 2035 sono impegnative:

  • Globalmente: i consumi potrebbero quadruplicare, raggiungendo il 4% della domanda elettrica mondiale.
  • In Italia: la potenza installata potrebbe toccare i 4,6 GW, incidendo per il 7-13% sui consumi nazionali.

Le 4 leve per una strategia vincente

Lo studio individua quattro pilastri cruciali per uno sviluppo sostenibile:

  1. Recupero di calore per alimentare reti di teleriscaldamento.
  2. Utilizzo di aree brownfield per ridurre il consumo di suolo.
  3. Power Purchase Agreements (PPA) per garantire energia rinnovabile e tracciabile.
  4. Valorizzazione dei RAEE con modelli industriali circolari.

Esempi concreti già in opera:

  • Brescia, il data center Qarnot di A2A recupera calore per riscaldare 1.350 appartamenti.
  • Milano, dal 2026, il progetto Avalon 3 immetterà in rete oltre 15 GWh di energia termica all’anno.

Oltre l’infrastruttura: un ecosistema per il futuro

Il messaggio per i decision maker è chiaro: i data center sono piattaforme abilitanti, non semplici costi. Se l’Italia saprà adottare le best practice, la Data Economy nazionale – oggi pari a 60,6 miliardi di euro (2,8% del PIL) – potrebbe crescere fino a 207 miliardi entro il 2030.

Come sottolinea Roberto Tasca, Presidente di A2A: “Integrare rinnovabili, efficienza e modelli circolari vuol dire trasformare una necessità tecnologica in un’opportunità sociale, economica e ambientale”.

Il futuro dei data center italiani si giocherà sulla capacità di coniugare efficienza, sostenibilità ed espansione. Serve una visione nazionale per trasformare queste infrastrutture da semplici consumatori energetici a veri e propri motori di crescita e resilienza digitale per il Paese.